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il_posto_delle_fragole
ovvero Le luci della ribalta


Diario


26 settembre 2010

Badlands

Psongology,






Nella seconda puntata di psongology (ovvero: crimini contro le canzoni, dal ventriloquismo all’appropriazione indebita) faremo a pezzi un brano di Bruce Springsteen, la leggendaria Badlands. I motivi di questa scelta sono essenzialmente due: per primo, il "senso" che mi piace dare a questa canzone di Springsteen è ben lontano da quello della canzone con cui ho inaugurato questa sezione, This is the sea dei Waterboys (la trovate qualche post più giù), e poi perché è una buona occasione per segnalare/ricordare l’uscita, tra qualche settimana, del cofanetto celebrativo di Darkness on the edge of town, l’album del 1978 che esordisce proprio con le note di Badlands. Occasione ghiotta per i fan del Nostro: ben due dischi di inediti, DVD con concerti, l’album rimasterizzato, un book con testi di Springsteen, una t-shirt... Maggiori informazioni sul sito di Leonardo Colombati, fan del Boss e autore di un libro (Come un killer sotto il sole, Sironi) che unisce un bel saggio su Springsteen "grande scrittore americano" (al pari dei grandi, Steinbeck, Flannery O’Connor, Lee Masters) con una selezione di canzoni commentate e tradotte dall’autore (la traduzione che utilizzerò è tratta dal suo libro).

 

Honey I want the heart, I want the soul, I want control right now.
Talk about a dream; try to make it real.
You wake up in the night with a fear so real.
You spend your life waiting for a moment that just don't come.
Well don't waste your time waiting

 

Tesoro, voglio il cuore, voglio l’anima, voglio il controllo, adesso.

Parli di un sogno, cerchi di tradurlo in realtà

E ti svegli di notte con il terrore vero

Di passare la tua vita ad aspettare un momento che semplicemente non arriva.

Be’, è meglio non sprecare tempo nell’attesa.

 

Combattere, aggredire, tenere i sogni al riparo dalla buia notte in cui, seduti sulle lenzuola umide, su quel letto in cui ci si è rigirati senza requie, appare tutta la difficoltà di vivere e la paura di non meritarlo, di non meritare. La felicità. La paura. L’amore. Strappare la felicità a questo mondo, sollevarsi dal torpore e dall’autocommiserazione, non sprecare tempo nell’attesa, gettare l’anima fuori di sé finché non ci guarderà sorridendo, rassicurante. E sarà il primo bacio dell’aprile, quando viene lo sgelo, il primo sole… è mio, mia è l’anima, mio il controllo, mio il cuore. Sono qui, ora. Me. I am free.

 

Badlands you gotta live it every day
Let the broken hearts stand
As the price you’ve gotta pay
Well keep pushin till it's understood
And these badlands start treating us good


Terre selvagge – bisogna viverci ogni giorno,

lasciamo che i cuori infranti siano il giusto prezzo da pagare.

Bisogna insistere fino a quando tutto sarà chiaro

E queste terre selvagge inizieranno a trattarci un po’ meglio.

 

E allora combattere, aggredire, strappare la felicità a qualunque costo, anche al costo di creare dolore. È il prezzo che si deve pagare, inevitabilmente. Poiché questa è la nascita dell’anima nel dolore, una nascita con guadagni e perdite. Insistere, non più subire, non più sopravvivere, mostrare al mondo la sua stessa durezza, la stessa spietatezza, e allora lui ti tratterà da pari, inizierà a trattarti bene. Sputare in faccia a queste terre selvagge. Questo è il paradosso, questa è l’atrocità, come quando la verità è detta ma non fa alcuna differenza. Ma la verità… non la nominare, perché appena la nomini non c’è più.

 

For the ones who had a notion, a notion deep inside
That it aint no sin to be glad you're alive.
I wanna find one face that aint looking through me
I wanna find one place, I wanna spit in the face of these

Badlands...


Per coloro che hanno la certezza – una certezza profonda –

Che non è peccato essere felici di essere vivi

Voglio trovare uno sguardo che non mi passi attraverso,

voglio trovare un posto, voglio sputare in faccia a queste terre selvagge.

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